| 1936/37 | Cinque oriundi tornano in Sudamerica: Porta, De Vincenzi, Mascheroni, Demaria e Faccio. C'è la guerra in Somalia, hanno paura di essere chiamati a fare il servizio militare: scappano. Per fortuna, tante assenze sono integrate dai buoni inserimenti di Locatelli e Frossi, già battezzati interisti alle Olimpiadi di Berlino. Castellazzi non soffre il passaggio dal campo alla panchina, ma la squadra non va oltre un piazzamento appena discreto. Via Ceresoli, il portiere è Peruchetti: bravo e simpatico, nel tempo libero intrattiene i compagni con giochi di prestigio. |
| 1937/38 | Arrivano i fratelli argentini Ferrara, di cui il più bravo, Nicola, abbandona l'Inter perché offeso dalle critiche sui giornali. Meazza fa sfracelli: cinque gol nel 9-2 sul Bari all'ultima d'andata.
Castellazzi allenatore è bravissimo. Lo scudetto arriva proprio all'ultima giornata. La squadra vince a Bari in trasferta. L'annuncio viene dato dagli altoparlanti di San Siro, mentresi gioca Milan-Juve, e in 40mila (nerazzurri infiltrati) esultano. Poi è festa al ritorno dell'Inter, a notte fonda, alla stazione di Milano. |