| stagione | competizione | V | N | P | piazzamento |
| 1952/53 | Campionato | 19 | 9 | 6 | Scudetto |
| 1953/54 | Campionato | 20 | 11 | 3 | Scudetto |
| 1954/55 | Campionato | 13 | 10 | 11 | 8' |
| 1968/69 | Campionato | 14 | 8 | 8 | 4' |
| Coppa Italia | 0 | 3 | 0 | el. 16i di finale | |
| TOT | 66 | 41 | 28 | ||
| 1952/53 | Dieci anni di rendimento costante al vertice vengono finalmente premiati dallo scudetto. E' un trionfo targato Foni: l'allenatore che non disdegna di esser chiamato dottore, perchè laureato.
Con Foni l'Inter abbandona il calcio ricco di gol (nel '50/51 erano stati addirittura 110!) ma povero di risultati concreti, inventa per il rude Blason il ruolo di libero, ottimizza il proverbio "primo non prenderle", precorre i tempi del catenaccio. La squadra lo segue, con abnegazione e voglia di vincere. Il nuovo corso è simboleggiato da Mazza, operaio specializzato del centrocampo, che rimpiazza il virtuoso Wilkes. Una famosa che fa scalpore, anche perchè figlia di un calciomercato che consegna Mazza in nerazzurro per pochi soldi mentre il Napoli si svena e acquista lo svedese Jeppson per 105 milioni di lire. L'Inter costruisce il successo finale involandosi con un girone d'andata fantastico, così la certezza dello scudetto arriva con tre giornate d'anticipo. La squadra si concede il lusso di perdere le partite conclusive e all'ultima esibizione ascolta addirittura i fischi dei propri tifosi. Il presidente Masseroni approfitta della situazione e ... congela il premio-scudetto! |
| 1953/54 | Tutto diverso rispetto all'anno precedente: vittoria allo sprint finale sulla Juve, anzichè fuga solitaria.
Cambia anche il rendimento del bizzoso Nyers, campione senza fissa dimora, che gioca questa stagione in tono minore, dopo aver caratterizzato da protagonista i suoi sei anni in nerazzurro. All'inizio, Nyers è addirittura fuori rosa per indisciplina: ha il torto, secondo Masseroni, di prendere troppi soldi. Ma alla vigilia del derby, in calendario alla settima giornata, la squadra ha bisogno di lui, fantastico interprete del ruolo di ala sinistra, pur essendo un destro naturale. Nyers accetta di scendere in campo solo dopo aver ottenuto l'aumento di ingaggio. Ma si fa amare e perdonare come un vero campione: segna tutti i gol del 3-0 sul Milan. L'altro talento straniero "Nacka" Skoglund, conosce invece la sua giornata di gloria quando è protagonista assoluto di uno storico 6-0 sulla Juve. Come si nota da quetsi risultati, l'Inter non tradisce la tattica prudente di Foni ma prende confidenza con la propria dimensione di grande squadra. Oltre agli stranieri, si mettono in luce gli italiani: non tanto i già celebrati Ghezzi e Lorenzi, quanto i meno pubblicizzati Armano, Neri, Giacomazzi, Mazza. Ed è scudetto-bis. |
| 1954/55 | Masseroni resta al timone ma ha voglia di mollare. Appagato dagli scudetti, stanco e incattivito da problemi economici in famiglia, il presidente avvia con Angelo Moratti una trattativa che si conclude nel maggio '55:
Anche la squadra sembra stanca e appagata. Non può arrivare nuova linfa da Bernardin che rimpiazza ma fa rimpiangere Giovannini, nè da eventuali nuovi stranieri: sulla scia della delusione al Mondiale in Svizzera, il ministro Andreotti chiude le frontiere. Così l'Inter propone un campionato traballante al pari della panchina di Foni, che già a fine stagione viene "sorvegliato" dai successori Campatelli e Meazza. |
| 1968/69 | Presidente nuovo, Fraizzoli. Allenatore vecchio, Foni. In sintesi: il post-Herrera affidato al tecnico degli scudetti pre-Herrera. Niente male come idea, ma i tempi sono cambiati. Se ne accorge lo stesso Foni che, per modernizzarsi, trasforma la propria specialità, il catenaccio, in una sbarazzina tattica offensiva che va a scapito della difesa. Fa bella figura solo il nuovo acquisto Bertini: corre per novanta minuti, respirando grinta nei polmoni. Ma c'è tensione. Non entusiasma la classifica, a ridosso del terzetto di testa. Domenghini litiga con i tifosi in modo plateale. Eppure il finale è discreto, considerando il rinnovamento. |