| 1922/23 | "Mai stati in B", diciamo con orgoglio. Mai neppure rischiata, la retrocessione, si racconta. In verità, quest'anno fa eccezione. Purtroppo l'Inter scivola in fondo alla classifica e si salva solo grazie a un doppio spareggio salvezza contro la Libertas Firenze. Prima di questo epilogo più unico che raro, certo emozionante e drammatico, c'è un campionato di basso profilo. La guida tecnica è di un allenatore inglese che privilegia i giovani, così sboccia il talento di Pietroboni. Il capocannoniere della squadra è Leopoldo Conti, protagonista qualche anno prima di un romanzesco approdo all'Inter. Già conteso da due club minori milanesi a suon di ... lire 50, si dice, (d'altronde, ogni epoca ha i suoi prezzi stratosferici) Conti viene atteso sotto casa e "rapito" da alcuni amici di fede nerazzurra che lo trascinano in sede e lo convincono a cambiar squadra. Gli autori del rapimento sono tutti ragazzi, tra cui Leone Boccali (poi divenuto giornalista e direttore del mitico "Calcio Illustrato"). Il giovane Leopoldo accetta il trasferimento e raddoppia la propria quotazione di mercato: da 50 a 100 lire, pagate subito dall'Inter per assicurarsi il promettente campione. Sembra una storia di oggi. |
| 1923/24 | C'è un nuovo presidente, si chiama Olivetti. Conferma l'allenatore, condivide la politica dei giovani. Così Pietroboni e Rivolta giocano titolari, però in porta viene data ancora fiducia al glorioso Campelli. I gironi della Lega Nord, che erano tre, diventano due. Ma Inter e Milan sono ancora divisi: niente derby. La squadra nerazzurra riscatta l'affannosa stagione precedente. Stavolta non si rischia la retrocessione. Nell'anno della nona vittoria genoana, l'Inter finisce al quarto posto nel girone. Il miglior realizzatore è ancora Leopoldo Conti. Si ricorda una partita vinta sul Modena ma dovuta ripetere per errore arbitrale: il direttore di gara aveva fatto battere una punizione a due che invece era di prima. Partita da ripetere: incredibile, no? |